Supermaratona dell’Etna: resoconto 2016

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Dalla riva del mare, alla sommità del vulcano Etna, in 43 chilometri.

Corro oramai da qualche anno e ho iniziato a prendere parte alle competizioni in modo amatoriale da settembre 2015. Ho corso una dozzina di mezze maratone, una maratona di Roma, diverse gare/allenamenti da 30 km e molte garette di zona da 10-15km.

Una sola gara ha conquistato il mio cuore. Ho deciso di correrla ogni anno, da qui a quando la salute me lo consentirà. Si tratta della Supermaratona dell’Etna, nota anche con il nome di ZERO-TREMILA.

La nascita di un amore

Nel lontano 2011 stavo svolgendo una sessione di trekking con la mia compagna, sui crateri del 2002-2003, condotti dalla guida Pippo Pistarà. Mentre salivamo con tutto il resto del gruppo, sudati sotto al sole cocente, vidi un signore sui 55 salire dall’orizzonte inferiore della montagna, superarci correndo, per poi sparire al termine della prima collina disponibile, verso la parte più alta della schiena del vulcano.

Chiesi a Pippo chi fosse quel folle che correva in salita. Mi spiegò che probabilmente era qualcuno che si allenava per la maratona dell’Etna. Gli chiesi allora che giro facessero, se girassero intorno al cratere circumnavigandolo (rimanendo in qualche modo sempre alla stessa quota).

Pippo mi guardò e ridendo disse “Miii… macché ddici… lo vedi quel puntino laggiù? Partono da lì”, indicando un punto lontano, sul lungo mare, circa 2.500 metri più a valle. “Questa è la maratona più difficile al mondo. Sale dalla battigia del mare, fino al cratere a 3.000 metri”. La chiamano “La Zzzzero Tremmmila”.

“Eccolo lì”, pensai… “Sono fregato”.

Decisi che prima o poi l’avrei corsa anche io.

A quei tempi andavo in palestra 3 volte a settimana per fare pesi, correndo un paio di volte al mese in pineta 5 o 6 km, tanto per mantenere un minimo il cuore allenato.

Poi nel settembre 2015, dopo 3 mesi di running, ho fatto il grande passo e ho deciso di correre la gara. Ho poi finalizzato l’iscrizione il 1° gennaio 2016 (il giorno di apertura delle iscrizioni), conquistandomi un fantastico pettorale 16.

Con la decisione presa a settembre, avevo solo 9 mesi a disposizione per tentare l’impossibile: fare la mia prima maratona, e farla proprio lì, sull’Etna.

L’allenamento

In 9 mesi sono riuscito a ridurre il tempo della mezza maratona da 2:27:22 a 2:02:00 e il tempo delle gare sui 10km da 1:01:02 a 0:49:50 con lunghi fino a toccare i 31 km, sessioni di ripetute in salita e allenamenti sul tapis-roulant in pendenza 7% (la pendenza media della super-maratona) per anche 3 ore consecutive. Ho svolto allenamenti in media di 3 giorni a settimana.

A marzo riuscivo a completare la “mezza-maratona dell’Etna” (22km al 7% di pendenza fissa) in poco meno di 3 ore, lasciando presagire un completamento della gara in 6h e 40.

Purtroppo a 25 giorni dalla gara ho subito una frattura da stress all’altezza della tibia destra (l’ipotesi più convincente tra le 8 diagnosi tutte differenti e non risolutive ad opera di “esperti” medici sportivi). Ad ogni passo, un dolore atroce all’altezza del polpaccio.

Riposo assoluto proprio nella fase di finalizzazione dell’allenmento.

Per non farmi mancare niente, la sera prima di partire per Catania (esattamente la notte tra mercoledì e giovedì prima della gara, che si sarebbe svolta il sabato successivo), ho fratturato due dita del piede sinistro contro una pila di libri che non avrebbe dovuto essere lì, per terra, nel buio della notte, nel corridoio.

Ho quindi affrontato la maratona con un marsupio pieno di Tavor, Oki, Aulin, e ogni sorta di antidolorifico per sopportare un’eventuale crisi di dolore durante la gara.

Quegli ultimi 25 giorni pre-gara, lontano da allenamenti, sono stati duri. Dopo 9 mesi di allenamento, crollare a pochi giorni dalla meta, è una situazione che innesca uno stato di nervoso non facilmente comprensibile per chi non è focalizzato su una preparazione così attenta.

Poi, come nelle belle favole, il giorno della gara, tutto è andato per il meglio. Sono riuscito a raggiungere la vetta in 7h 57” e spicci, grazie all’organizzazione che mi ha permesso di arrivare in cima ed essere inserito in classifica (ultimo tra i 281 arrivati su oltre 400 partiti), pur essendo giunto oltre il tempo limite (che proprio nel 2016 è stato abbassato da 8h a 7h 30′).

Sarà stata l’adrenalina, la voglia di esserci, la voglia di arrivare, la voglia di mettere al collo la medaglia, l’emozione di un percorso così coinvolgente, la voglia di vedere come è l’arrivo in cima al cielo, il poter dire “ho fatto lazzerotremmila”, il supporto di Carmelo e dell’incitazione tramite il megafono che spuntava dal pandino, fatto sta che sono arrivato, in cima e senza pasticche.

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Organizzazione impeccabile.

La gara da qualche anno è organizzata dall’Etna Trail, da un Team di specialisti nell’organizzazione, che curano la super maratona come un figlio, sin dalle fasi preliminari delle iscrizioni, fino al giorno pre-gara, fino all’ultimo minuto di quel sabato, quando portano a compimento la missione di accompagnare l’ultimo degli arrivati in cima al traguardo.

Una cura maniacale per la sicurezza (basti guardare i recapiti di cellulare sul pettorale messi all’insù per facilitare la lettura da parte dell’eventuale atleta in difficoltà), e per l’organizzazione, impeccabile sotto molti punti di vista, dai ristori, al presidio capillare di tutto il percorso con un viavai avanti e indietro dei pandini di servizio e dei quad di ristoro di emergenza.

Correre una gara così complessa dal punto di vista dello sforzo fisico, diventa possibile sapendo di avere accanto dei veri e propri angeli dello sport, che vegliano su di te e che sono lì per te e per tutti gli altri individui che cercano gloria. Arrivare al traguardo è un dovere, a ringraziarli per il loro impegno.

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La super maratona dell’Etna, considerata anche dai big del running come “tra le maratone più difficili al mondo” (insieme alla maratona del polo sud e la maratona di Badwater), non è una gara del singolo sulla montagna, ma un momento di unità, in cui un Team di runners amatori fa sì che tanti runners, provenienti da tutto il mondo, possano raggiungere un obiettivo apparentemente impossibile.

Non è un caso che questo evento ha raggiunto nel 2017 (al 4 aprile, a oltre due mesi dalla gara), il tutto esaurito, con 500 posti individuali raggiunti, traguardo che non sarebbe stato possibile senza una dedizione totale di tutto lo staff di Etna Trail.

L’organizzazione riesce nell’intento di mettere d’accordo 4 diversi amministrazioni comunali su cui si snoda il percorso, con tutte le difficoltà di organizzare una gara su diverse altitudini e con l’incognita costante dell’umore del vulcano, che fino all’ultimo giorno pre-gara richiede continue revisioni del programma per garantire l’incolumità degli atleti e la pulizia del percorso degli ultimi 10 chilometri sulla lava.

iscrizioni-completate

Quest’anno non mancherò di onorare il lavoro incredibile dei ragazzi che rendono possibile questo sogno; mi allenerò per raggiungere nuovamente, magari questa volta entro il tempo massimo, l’emozione provata nel 2016, quando dopo 7 ore e 50 di salita interminabile, scollinando, scorgi quella piccola porta arancione, lì in cima, lontano dal mondo, che ti aspetta tra le grida e gli applausi degli organizzatori, lo sguardo della Etna fumante, che veglia sul mare dal tetto della Sicilia.

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In quel momento capisci che hai raggiunto il tuo sogno. Piangi per la felicità, mentre passo dopo passo saltelli sulla morbida e arieggiata lava soffiata dal vento, e non senti più alcun dolore e la paura, oramai evaporata, lascia spazio alla vittoria.

Questo 2017 sarò nuovamente lì, per la mia seconda super-maratona dell’Etna, per rendere omaggio a Rosita Costanzo, Alfio Mazza, Mario Perdichizzi, Diego Bongiovanni, Piero Di Giovanni, Franco Lo Castro, Alfredo Di Mauro, Antonino Vecchio, Carmelo Santoro e tutti i ragazzi dell’Etna Trail, e godermi ancora una volta quella che probabilmente rientra nell’albo delle maratone più belle al mondo.

staff-etna-trail

5 Comments

  1. Salvatore

    Ho letto il tuo post e mi sono venute le lacrime agli occhi , per me e altri 4 giovanotti ultra cinquantenni sarà la prima volta. Saluti da Davide Gallo di Agrigento.

    • fabio

      Un caro amico, Rosario Maccarone, uno dei veterani della Zero Tremila, dice sempre che per lui la supermaratona dell’Etna, è sempre come la prima volta. Quest’anno per me sarà la seconda, e potrò dirti se è vero o meno 🙂
      Ci si vede allo start!

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